False accuse di violenza in Rai – è successo di nuovo

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Ho ingannato tutti, anche la maestra Angela”. Una donna muove false accuse di violenza domestica nei confronti dell’ex marito, al fine di ottenere un ordine restrittivo e negargli il rapporto con suo figlio. Sembra la descrizione della sindrome di alienazione parentale, quella falsa teoria scientifica che Pillon voleva configurare come reato all’interno di quel ddl, invece è la trama della prima puntata di Màkari, la nuova serie di Rai1
 
Dopo le finte accuse di stupro, ancora una volta le donne vengono dipinte come fantasiose manipolatrici, in grado di cavalcare un’opinione pubblica che sarebbe sbilanciata nei loro confronti, per tagliare fuori padri (solo fintamente violenti) dalla vita familiare, ottenendo misure cautelari che le lascerebbero libere di rifarsi una vita. Poi in realtà una violenza c’è stata davvero, da parte del nuovo compagno, ma intanto passa il messaggio di una donna fondamentalmente bugiarda, che mistifica la realtà e strumentalizza la violenza degli uomini per autodeterminarsi.
 
Proprio il Senatore Pillon (Lega) nel 2018 instillava il dubbio sulla veridicità delle accuse di violenza domestica, inibendo così ogni volontà di denuncia, e provava a imporne la sistematicità perché il reato fosse considerato punibile. Nel corso della puntata, la misura cautelare adottata nei confronti del presunto genitore violento viene giudicata eccessiva da molti dei personaggi, che giudicano l’uomo sulla base della sua vita pubblica.
 

E infatti poi salta fuori che quel padre è innocente. Ed è chiaro che succeda anche questo, ma la cronaca è costellata da episodi di violenza domestica che finiscono in tragedia, con i giornali che empatizzano con quel padre “che non sopportava di essere stato lasciato”, e che magari ammazzava anche i figli per dispetto. Così tanto, che raccontare di false accuse ancora una volta ci sembra inopportuno.

Nessuno rivolgerebbe accuse politiche alle fiction come prodotto di fantasia, se non si trattasse di servizio pubblico e se non fossero le stesse linee guida editoriali per le fiction Rai a dire che l’offerta «dovrà contribuire al superamento degli stereotipi culturali attraverso una rappresentazione veritiera della società civile, orientata al recupero di identità valoriali e rispettosa delle diverse sensibilità».

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