Gli stereotipi di Lolita Lobosco

CONDIVIDI L'ARTICOLO SU FACEBOOK TWITTER WHATSAPP TELEGRAM

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram
Fra false accuse di stupro e femminicidi, la fiction di Rai1 non offre un nuovo immaginario di cui l'Italia ha disperato bisogno.

Nei giorni scorsi si è parlato tanto di questa nuova fiction Rai, “Le indagini di Lolita Lobosco”: si discuteva degli stereotipi di genere, della femminilità intesa come quinta di reggiseno, rossetto rosso e tacco 12 – benché Luisa Ranieri parlasse di “femminilità nuova, contemporanea, sfaccettata, ma fuori da ogni stereotipo.

Guardare la prima puntata è stata una bella sfida: abbiamo provato a capire se ci fossero più stereotipi di genere o più stereotipi sul sud. Non sono infatti mancate le polemiche su una narrazione di Bari ancorata al passato, con un accento degno di Lino Banfi e una caricatura dello stile di vita pugliese in cui, chi sta provando ad affrancarsi dall’Italia a due velocità, fatica a riconoscersi.

Ma ieri sera è venuto fuori qualcosa di più, e cioè che la trasposizione cinematografica dei romanzi di Gabriella Genisi (oltre agli stereotipi) presenta un rischio legato alla trama: sceglie di raccontare al grande pubblico di Rai1, fra le tante storie, proprio quelle che rischiano di veicolare un messaggio sbagliato. 

In un mondo che non sempre crede a chi è vittima abusi sessuali infatti, la prima indagine di Lolita Lobosco riguarda una donna che ha finto un abuso sessuale, sporcandosi la gonna di sperma, per incastrare un uomo ricco. Si tratta del suo amante, e quindi l’immagine di donna fedifraga e “promiscua” si sovrappone a quella di donna bugiarda che denuncia falsi abusi.

Sarà proprio un’altra donna, dalla parte dei buoni (la protagonista Lolita Lobosco, appunto), a smascherare la bugiarda – in una chiara dualità fra vizio e virtù, interna all’universo femminile, in cui Lolita dubiterà talmente poco del presunto abuser (che poi per fortuna si rivelerà innocente) da finirci a letto prima ancora di aver risolto il caso.

Naturalmente l’uomo tradito dalla menzognera scoprirà che quei rapporti erano consenzienti, e cosa farà? Giustamente ammazzerà la sua fidanzata fedifraga. L’epilogo annunciato a cui va incontro una che tradisce il proprio uomo in Italia. Pensate che dall’inizio del 2021 c’è stato più di un femminicidio a settimana in Italia: magari il servizio pubblico potrebbe offrire un altro immaginario.

E tutto questo va in onda a meno di un mese da un’altra fiction Rai, “Mina Settembre”, in cui di nuovo c’è una donna che accusa falsamente il suo ginecologo di stupro. Evidentemente l’urgenza di rappresentare le donne arriviste che muovono false accuse di stupro prevale sul bisogno di raccontare denunce di stupro vero. Conclusione: lo stupro in Rai è una trappola per uomini buoni.

CONDIVIDI L'INFORMAZIONE ALTERNATIVA

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
REDAZIONE
Hai bisogno di comunicare con noi? Hai qualcosa da segnalarci? Saremo lieti di risponderti in DM.
contattaci