Il pudore di Sanremo su Patrick Zaki

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Tutte le falle nell’appello di Amadeus. Forse anche l’Italia considera i gender studies propaganda sovversiva 

Non ha senso lanciare un appello per la liberazione di Patrick Zaki ma farlo a metà, senza quindi utilizzare il palco dell’Ariston per spiegare nel merito a circa 9 milioni di telespettatori il perché questo ragazzo sia detenuto ormai da un anno nel carcere di Tora, in Egitto. Un’occasione sprecata

Patrick Zaki è stato arrestato, di ritorno dall’Italia, per propaganda sovversiva; il fatto che Patrick si fosse iscritto presso l’Università di Bologna ad un master in studi di genere costituisce il vero motivo per cui è stato arrestato, come cittadino di un paese che reprime sempre più duramente le persone lgbtqi

Amadeus invece ha preferito parlare genericamente di diritti umani, quasi senza evidenziare il nesso che intercorre fra il suo tipo di impegno politico e l’arresto subìto. Si è prodigato poi nel raccontare le ultime vicende giudiziarie, in maniera sbrigativa, ma non ha mai davvero chiarito come mai Zaki sia in cella dal 7 febbraio 2020

«Le accuse a carico di Patrick sono basate su 10 post di un account Facebook che lui e i suoi legali definiscono falso» Davvero? Davvero stiamo fingendo che quei post su Facebook siano il punto dirimente? «Per i reati che gli sono stati imputati (senza mai dire quali) rischia una condanna a 45 anni di carcere»

La sensazione che si ha è che Amadeus voglia obbligarsi ad assolvere ad un ruolo sociale della kermesse (cominciata col segno della croce) ma che lo faccia con una supercazzola, senza l’intenzione autentica di andare a fondo. Quasi che chiamare le cose col loro nome possa disturbare una parte del pubblico

L’accusa di costituire un endorsement per la dittatura omosessualista è dietro l’angolo, e così si preferisce restare sul vago per non turbare le sensibilità omofobe o magari un equilibrio diplomatico che poggia sul volume degli affari. Proporre di concedere la cittadinanza italina a Patrick Zaki sarebbe un affronto

«Da cittadini e uomini civili possiamo solo augurarci che Patrick torni libero» chiosa Amadeus. E in quel ‘uomini civili’ c’è tutto il colonialismo, tutta la presunzione di superiorità, tutta la spocchia occidentale eurocentrica di un paese che giudica l’Egitto e le sue politiche repressive, ma ancora trova scomodo parlare di diritti lgbtqi

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