La Francia incoraggia lo stupro coniugale

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Da matrimonio riparatore a stupro coniugale: abbiamo solo cambiato l’ordine delle cose? Davvero la vita coniugale deve ancora essere giudicata sull’osservanza di un dovere sessuale? Non può esistere un metro che riguardi il piano relazionale e che non prescinda dal consenso?
Una donna (parliamo genericamente di donna per ragioni di privacy, ndr) ha presentato un ricorso contro la Francia davanti alla Corte europea per i diritti umani, dopo essere stata sanzionata dalla Corte d’appello di Versailles in quanto si rifiutava di avere rapporti sessuali con suo marito.
 
I giudici infatti hanno pronunciato una sentenza di divorzio per colpa a carico esclusivo della donna, “poiché i fatti costituiscono una violazione grave e ripetuta dei doveri e obblighi del matrimonio, che rendono intollerabile continuare la vita in comune.”
 
Ma la donna non ci è stata e ha presentato il ricorso per “ingerenza nella vita privata” e “violazione dell’integrità fisica“, dopo che la giustizia francese le ha ‘imposto il dovere coniugale’: lo hanno reso noto le due associazioni che la assistono e la sostengono nella sua battaglia legale e civile. 

Nel 47% dei 94.000 stupri e tentativi di violenza sessuale registrati ogni anno, l’aggressore è il coniuge o l’ex coniuge della vittima” dichiara la Fondazione delle donne, insieme con il Collettivo femminista contro lo stupro. “Il matrimonio non è e non deve essere una servitù sessuale”.

Dà i brividi immaginare il matrimonio come uno spazio di perdita del consenso e del controllo sul proprio corpo; posto nei termini della giustizia francese, e non solo, il sesso coniugale diventa un dovere a cui assolvere, quasi un obbligo per la donna (suo malgrado) ad esclusivo vantaggio del marito 

È la sistematizzazione giuridica del controllo che la società detiene sul corpo delle donne. Ed è ironico se si pensa che la Francia nel 1994 abbia criminalizzato lo stupro coniugale, rendendo la circostanza che si consumi all’interno del matrimonio un’aggravante. Ma come lo definireste voi un rapporto sessuale senza il consenso?

Lo stupro non implica necessariamente un’inibizione fisica: la violenza psicologica, il ‘debito matrimoniale’, la concupiscenza eterna, che è una promessa del matrimonio, travalica pericolosamente i confini del sacramento per trovare piena attuazione nel diritto francese

In Italia, Franca Viola fu la prima donna a rifiutare il matrimonio riparatore: quell’abuso, rimasto valido troppo a lungo, che prevedeva che la vittima di uno stupro sposasse il suo abuser. Il nostro paese superò questo istituto solo nel 1981, e solo nel 1996 riconobbe lo stupro come reato contro la persona (e non contro la morale pubblica)

Ma la cultura dello stupro sembra avere radici profonde in Francia, dove di recente una nuova ondata di #MeToo, il #MeTooGay, ha portato alla luce numerose testimonianze di abusi maschili su altri uomini, spesso con i caratteri dell’incesto e della pedofilia, che sembrano caratterizzare in maniera sistematica i ceti abbienti degli intellettuali e politici parigini. 

I panni sporchi però si lavano in casa, e a quanto pare se si consuma in famiglia non può considerarsi stupro. Se per un attimo quelle denunce hanno fatto tremare l’establishment francese, evidentemente il controllo di queste menti illustri su stampa e giustizia francesi è potente quanto basta per cacciare la polvere sotto il tappeto. 

E poi, si sa, nell’immaginario comune gli uomini gay sono promiscui e questo non li rende vittime credibili (nemmeno se hanno subìto violenze all’età di 13 anni).

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