lori lightfoot adam toledo

Adam Toledo e la crisi dell’identity politics

CONDIVIDI L'ARTICOLO SU FACEBOOK TWITTER WHATSAPP TELEGRAM

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su telegram
Telegram

Adam Toledo aveva solo 13 anni, ed è morto in seguito agli spari di un agente di polizia quando aveva già lanciato l’arma lontano da sé e alzato le mani in segno di resa. L’agente avrebbe poi dichiarato di essersi confusa fra pistola e taser. Ma probabilmente la riflessione andrebbe portata a monte: come si è posta Lori Lightfoot, sindaca di Chicago, verso le proteste che infuocano la città?

Lori Lightfoot è stata eletta nel 2018 ed ha acceso una grande fiamma di speranza nel cuore di molte categorie marginalizzate: il suo essere donna, afroamericana e dichiaratamente lesbica segnava un tripudio dell’identity politics in ordine al futuro possibile di un luogo caratterizzato da una forte polarizzazione delle disuguaglianze, anche economiche.

Le sue risposte muscolari anti-Trump l’avevano posta in una posizione di popolarità presso la stampa, come quella volta in cui non si fece problemi a rivolgergli un ‘f*** **u”, ma di quel coraggioso progressismo che prometteva con la sua stessa storia e con la sua stessa apparenza resta oggi ben poco. La storia di Adam Toledo dovrebbe forse farci ripensare al potenziale dell’identity politics?

Quando non si accompagni a dei processi politici ben precisi, il valore della rappresentanza/rappresentazione rischia di neutralizzare il portato conflittuale in maniera pericolosa. I manifestanti ieri hanno giudicato la risposta di Lightfoot troppo lenta e debole: le sue dichiarazioni continuano ad essere tiepide e a definire ‘complesso da comprendere’ un quadro molto chiaro.

Il razzismo sistemico della polizia non può essere posto in un quadro di comprensione delle dinamiche specifiche: il dipartimento di polizia non dispone di un budget da 1,7 miliardi di dollari per confondersi fra taser e pistola. Eppure solo ieri Lightfoot ha preso posizione contro la liberalizzazione delle armi negli Stati Uniti, sempre invitando alla prudenza nel giudizio di quanto accaduto. 

Prima d’ora, aveva solo concentrato la propria attenzione (in maniera punitiva) su ‘quell’adulto che ha messo la pistola nelle mani di Adam’. Secondo il Chicago Tribune, a due anni dalla sua elezione, non ha ancora mantenuto le promesse-chiave della sua campagna. Aveva promesso che il comitato per la riduzione della violenza a Chicago sarebbe stato trasparente, ma il suo unico incontro fino ad ora è stato chiuso al pubblico.

Questo non è un affondo all’identity politics nel suo complesso, di cui è innegabile il valore sul piano della rappresentazione. Ma l’esperienza di Lori Lightfoot e di Chicago, almeno finora, ci insegna che una sindaca nera e lesbica non basta se non porta avanti le politiche che dovrebbe incarnare. Lo sapevamo già? Probabilmente lo immaginavamo. Ma la stampa si è abituata a disegnare i buoni per contrapposizione ai cattivi. Invece non basta rispondere male a Trump per ridurre le disuguaglianze.

CONDIVIDI L'INFORMAZIONE ALTERNATIVA

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
REDAZIONE
Hai bisogno di comunicare con noi? Hai qualcosa da segnalarci? Saremo lieti di risponderti in DM.
contattaci