Il piano diabolico di Giorgia Meloni

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Fra umanizzazione e autocommiserazione, il racconto di sé diventa un piano per egemonizzare gli spazi televisivi: un irresistibile dietro-le-quinte post ideologico, pornografico, romantico e populista.

Per la prima volta, Fratelli d’Italia è al secondo posto nei sondaggi. Il partito guidato da Giorgia Meloni è in continua crescita già da un po’, ma il trend in positivo ha conosciuto un picco da quando FdI ha deciso di rimanere l’unico partito all’opposizione (oltre a Sinistra Italiana, che però è spaccata al proprio interno sul punto, e questo si traduce in un’opposizione assai timida e molto poco rumorosa). 

Adesso che FdI è in vantaggio rispetto al Partito Democratico (in cui la segreteria Letta non ha ancora rivelato il proprio potenziale) e fa a gara con la Lega per una leadership di coalizione che potrebbe fare di Meloni la prima premier donna in Italia, Giorgia è improvvisamente assalita dalla voglia pazza di rivelare la persona oltre il personaggio. E “getta il cuore oltre l’ostacolo”, come ama ripetere, sfoderando una carta che rappresenta appieno il suo cinismo e la sua furbizia strategica.

“Io sono Giorgia” già dal titolo rivela la legittima volontà di fare self-branding e marketing, proprio a partire dall’omonimo tormentone che voleva prendersi gioco di lei, e che lei invece ha saputo trasformare in una hit di successo: la versione futuristica di “Meno male che Silvio c’è”, mutatis mutandis. Un’autobiografia romanzata che prova a restituire una donna fragile, con un passato doloroso da cui è riuscita a farla franca, volgendo a proprio vantaggio qualsiasi episodio che in un primo momento avesse intaccato la sensibilità di quella Giorgia bambina, col papà assente e i bulli che la prendevano in giro perché era grassottella. 

Ringrazierò per sempre i bulli, perché grazie a loro ho perso 10 chili in 2 mesi” (aggiungeteci il jingle di Giorno e Notte, se potete. O magari lo spot di Tisanoreica). Scherzi a parte, anche perché c’è molto poco su cui scherzare: la retorica è la stessa da cui proviene, quella del ‘molti nemici molto onore’. Ma si rivela tossica, se da casa c’è una ragazzina ‘grassottella’ che guarda la tv e sente parlare di grassofobia come uno sprone per migliorarsi. Speriamo che FdI voglia occuparsi anche di disturbi alimentari, d’ora in avanti.

Ma tornando a noi: questo mélange di zuccherosi aneddoti, dall’amica Milka alla paura di annegare, passando per il mancato aborto di sua madre (nel 1977, e cioè quando l’aborto non era ancora legale in Italia), si rivela per Giorgia Meloni un’abile strumento di propaganda elettorale. La presentazione del libro genera innumerevoli ospitate televisive, traducendosi in un monte ore di diretta da svariati salotti in cui Giorgia proverà a generare l’empatia del pubblico a casa, riuscendoci: la vedranno commuoversi, parlare di sua figlia, della mamma intransigente. Di quella vacanza a Formentera e del rapporto con sua sorella; ci saranno persino le nipotine! Per la prima volta non la sentiranno sbraitare, col comprensibile esito di abbassare il volume o di cambiare canale. Ma resteranno lì, col fiato sospeso, ad ascoltare quel racconto personale e strappalacrime. O a ridere con lei quando fa la zuzzurellona.

Fra vecchie foto e video montaggi di spensierati karaoke, Giorgia ci sembrerà la vicina di casa docile, di buoni sentimenti, ma anche la donna stakanovista, quella che ha dovuto lavorare il doppio degli uomini per diventare presidente di qualcosa sin dall’età di vent’anni. La gavetta della ragazza di borgata vi farà dimenticare ogni cinismo prima che possiate rendervene conto: arriverete a chiedervi se non abbiate sopravvalutato la violenza di certe affermazioni.

Trascurerete improvvisamente le innumerevoli politiche misogine, omofobiche, razziste portate avanti dal suo partito; penserete: “non è poi così male”. E se non finirete per votarla, quantomeno avrete un nuovo immaginario di riferimento quando sentirete il suo nome.
Che dire, Giorgia? Sei un genio del male.

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