Bridgerton antepone l’importanza del presente a quella della storia

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O forse racconta finalmente la storia per quello che è stata?

Chi bolla Bridgerton come una sottospecie di romanzo Harmony non ha probabilmente colto la ragione primaria del suo successo mondiale. E cioè che – grazie ad una sceneggiatura militante – trasforma la tipica (e superata) soap opera “femminile” in un’avvincente commedia femminista, perdipiù intersezionale.

Sceneggiatura militante perché ha la capacità di inserire degli elementi di riflessione politica in un contesto tutt’altro che politicizzato, con un pubblico che non debba necessariamente essere istruito o esperto in studi di genere per coglierli. E la scrittura nuova di una cosa vecchia può davvero innescare rivoluzioni 

La prima vera rivoluzione sta nella rappresentazione di alcuni personaggi storici della nobiltà britannica – chiaramente caucasici, in un tempo in cui una persona nera non poteva che ambire alla servitù – interpretati invece da attori e attrici nere 

Se è vero che la rappresentazione del passato definisce il futuro, e che l’immaginario che il cinema costruisce può essere in grado di perpetuare le disuguaglianze almeno quanto può ridurle, Shonda Rhimes predilige questa seconda strada alla (talvolta inutile) fedeltà storica. 

Non è revisionismo storico e non è politically correct: il racconto storico sarebbe veramente distorto se proponesse il fascismo mussoliniano nell’Inghilterra dell’800, e la fedeltà sarebbe più importante della fiction se fossimo di fronte ad un documentario. Invece Bridgerton ambisce a qualcosa di più.

Ambisce a dire ad una ragazzina nera che può essere una regina, e ad un ragazzo nero che può essere il Duca di Hastings, nella sua fantasia, e che non deve necessariamente essere al servizio dei bianchi nella realtà. D’altra parte il suprematismo bianco negli anni si è nutrito anche del cinema

Accade da sempre che le minoranze vengano interpretate da maggioranze: le persone nere da persone bianche, le persone gay da persone etero, le persone trans da persone cis. Gesù era un uomo mediorientale con la carnagione olivastra, ma nel cinema appare da sempre come un surfista californiano. Avete mai sentito una critica su questo?

Ecco perché invocare la fedeltà storica è solo un altro modo per dire “non sono razzista ma”: se vi sentite minacciati da questo gravissimo episodio di revisionismo storico, probabilmente siete solo immersi nella vostra egemonia culturale, tanto da provare insofferenza per la presa di parola altrui.

Pare fra l’altro che la vera regina Charlotte fosse diretta discendente di un ramo portoghese della famiglia reale, figlia di Alfonso III e della sua concubina Ouruana, una donna di origini africane. Eppure è sempre stata dipinta così. Chiediamoci dunque dove sia occorso il vero revisionismo, che ci spinge oggi a considerare certe menzogne verità incontrovertibili.

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